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Lavoro e maternità: ce ne parla Wannabemum

WannaBeMum è un sito gestito da tre donne, tre giornaliste, ma soprattutto tre mamme, che vivono e lavorano nella bella, indaffarata, caotica, elegante Milano, punto di partenza di tutto quello che troverete nelle pagine del loro blog: cose da fare, spunti per pensare, libri da sfogliare, film da vedere, storie di mamme da raccontare…

«WannaBeMum è una bussola per orientarsi nel complicato e affascinante mondo dell’accudimento dedicata a mamme (e papà, tate, nonni…) quasi perennemente trafelate».


Il rientro al lavoro per le mamme è spesso assai difficile e a volte, più che il bonus bebè, la vera svolta per le famiglie e le donne sarebbero gli asili nido gratis. O almeno poco costosi.

Per cui sorge il problema su dove lasciare il bambino dopo la maternità, anche se purtroppo molte donne piuttosto decidono di lasciare il proprio lavoro per necessità economica.

Ecco a voi, dunque, un articolo scritto dalle nostre amiche blogger di Wannabemum su questo argomento così delicato al giorno d’oggi.

Buona lettura!

Rientro al lavoro dopo la maternità: a chi lascio il mio bambino?

DOVE LASCIARE BAMBINO DOPO MATERNITÀ

«Ho deciso che rimarrò a casa, perché il mio stipendio non è alto e mi conviene di più non lavorare piuttosto che pagare un asilo». Ecco una frase che vorrei non aver mai sentito. Eppure, non è né la prima né l’ultima volta che sentirò dichiarazioni di questo tipo.

Secondo i dati Istat, in Italia ci sono 13.262 unità che offrono servizi socio-educativi per la prima infanzia, il 36% è pubblico e il 64% privato. I posti disponibili, in tutto 357.786, coprono il 22,8% del potenziale bacino di utenza (i bambini sotto i tre anni residenti in Italia).

Le famiglie contribuiscono in misura crescente ai costi del servizio:

dal 2004 al 2014 la quota è passata dal 17,4 al 20,3% della spesa corrente impegnata dai Comuni per i servizi socio-educativi.

DONNE CON FIGLI DISOCCUPATE

Insomma, va a finire che se non ci sono i nonni vicini, o un qualsiasi tipo di supporto, sarebbe meglio aprire un finanziamento per pagare la retta dell’asilo. A meno che la donna non sia disposta a rinunciare al proprio lavoro, tornado indietro di 70 anni.

CONSIGLI PER RIENTRARE AL LAVORO DOPO MATERNITÀ

E allora che alternative ci sono?

1. Asili nido
La prima scelta per chi non ha i nonni disponibili e deve rientrare al lavoro sarebbe l’asilo nido. Certo, qui si aprono scenari incredibili. Posso fare l’esempio di Milano perché è quello che conosco meglio.

Ma ricordate che le domande di iscrizione al nido comunale si possono fare solo da gennaio-marzo per il settembre successivo. Quindi se, per esempio, tuo figlio è nato a ottobre devi comunque aspettare l’inizio del nuovo anno scolastico per iscriverlo al nido. Che poi si riesca a essere ammessi e che si capiti nella struttura preferita è tutta un’altra questione.

C’è poi l’aspetto dei costi: se la famiglia un Isee superiore a 27mila euro (e con due genitori lavoratori e magari un mutuo non è difficile sforare), la quota mensile è di 465 euro.

nidi privati offrono invece qualsiasi tipo di attività: dall’inglese al cirillico, passando per il laboratorio di ceramica al corso di teologia applicata, il tutto al modico prezzo medio di 600-800 euro al mese. E buona salute a tutti. Ah, molti sono già pieni fino al 2020, quindi non vale nemmeno la pena andarli a visitare…

 

2. Micronidi
Se l’opzione asilo nido comunale non è percorribile e tanto bisogna spendere, allora ci sono molte altre alternative, come i micronidi, che gestiscono un numero più basso di bambini, con un elevato grado di flessibilità oraria per soddisfare le esigenze dei genitori.

Generalmente, accettano bambini dai 3 ai 36 mesi e hanno una retta in linea con gli asili nido privati (cioè tra i 300 e i 600 euro al mese).

3. Tagesmutter
Si tratta di un servizio fornito da persona adeguatamente formata che cura fino a un massimo di cinque bambini compresenti in casa propria.

È una formula molto flessibile che può soddisfare le esigenze dei genitori in un ambiente familiare dove il bimbo viene inserito in un piccolo gruppo di bambini.

I costi diminuiscono all’aumentare del numero di ore richieste e vanno dai 5 euro ai 7,50 euro l’ora, a seconda della formula scelta. In genere, poi, non si paga direttamente la Tagesmutter, ma la cooperativa per cui lavora e che garantisce un contratto, ma anche un’assicurazione per la lavoratrice e i bambini. Al costo bisogna quindi includere anche la quota associativa e l’iva al 5%. La buona notizia, però, è che il servizio è scaricabile dalle tasse.

4. Babysitter
La cara vecchia tata, probabilmente l’opzione più onerosa, anche se esistono formule di condivisione che permettono di abbattere un po’ i costi. Il consiglio è quello di farle un regolare contratto, in modo da tutelare il genitore in caso di contenzioso e di avere un’assicurazione che tuteli la lavoratrice se si facesse male mentre tiene i bambini.

costi per una tata oscillano molto e anche in questo caso, come in quello della Tagesmutter, possono variare a seconda dell’impegno richiesto.

Si va dai 10,5 euro ai 15 all’ora (per i festivi o le chiamate straordinarie), mentre se si decide di condividere la tata con un altro bambino, il prezzo scende a 7 euro l’ora per due bambini, fino a 6 euro/ora se i bambini sono quattro.


Vi è piaciuto l’articolo di WannaBeMum? Allora visitate il blog e scoprite tutti i consigli, le dritte e gli argomenti per bambini, mamme, papà e nonni e molto altro ancora!

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